Bueno Xavier

Bueno Xavier

Xavier nacque il 16 gennaio 1915, a Vera de Bidasoa, in Spagna, dove trascorse parte dell’infanzia frequentando l’Accademia di San Fernando a Madrid con Velasquez Diaz. Il padre era lo scrittore e giornalista Javier Bueno (1883-1967), allora corrispondente a Berlino del quotidiano ABC di Madrid. Nel 1925 si trasferì con la famiglia a Ginevra dove si iscrisse all’Accademia di Belle Arti.Nel 1937 si trasferì a Parigi e presentò le sue opere, caratterizzate da una forte impronta di realismo spagnolo, al “Salon des Tuileries“, al “Salon d’Automne“, al “Salon des Indépendants” e al “Salon d’Art Mural“. Nello stesso periodo espose anche al Padiglione Spagnolo della Mostra Universale di New York. Nel gennaio del 1940 si trasferì in Italia, dove si unì insieme al fratello Antonio, a Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian nel gruppo dei “Pittori Moderni della Realtà”. L’esperienza della guerra civile spagnola prima e di quella italiana poi, indirizzò sempre più l’artista verso un realismo legato a motivi di forte contenuto sociale. Alla fine degli anni quaranta, in concomitanza il gruppo di artisti ebbe una forte crisi e dopo anni di percorso comune si creò una progressiva diversificazione delle loro rispettive personalità artistiche per via di un dissenso più stilistico-concettuale. Dopo la separazione dal gruppo la collaborazione con il fratello andò man mano esaurendosi. Ci fu tempo però per un’ultima mostra comune, tenutasi nel 1952 alla galleria fiorentina di “Numero” per poi riavvicinarsi artisticamente sedici anni dopo. Tra il 1959 e il 1964 Xavier creò il ciclo dei “Bambini“, immagini sofferenti e malinconiche opere simboliche di un’umanità avvilita ed oppressa, che l’artista presentò alla rassegna “España libre“. Da quel momento tutta la sua ricerca seguirà questa direttrice, proponendo le sue caratteristiche immagini di teneri volti ed acerbi corpi di adolescenti. Morì a Fiesole il 17 luglio 1979.

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Bueno Antonio

Bueno Antonio nasce il 17 luglio 1918 a Berlino.La famiglia è di origini spagnole ma è sottoposta a traslochi continui a causa del lavoro del padre, giornalista con una discreta fama ma che infastidiva il regime franchista di quei anni, e dalle origini ebree della madre. L’infanzia di Bueno si svolge tra Spagna,Inghilterra, Francia e Svizzera. In quest’ultima, tra il 1925-38, fu impiegato alle Nazioni Unite a Ginevra e cominciò a interessarsi all’arte figurativa, come aveva fatto in precedenza il fratello minore Xavier. Tra i due fin dall’adolescenza c’è un forte sodalizio artistico, tanto che mescolano le pennellate nella solita tela, e anziché frequentare accademie diventano autodidatti e visitano tutti i maggiori musei figurativi d’Europa, studiando i testi dei maggiori maestri del passato. Nel 1940 i due si trasferiscono da prima a Parigi e poi in Italia,precisamente a Firenze, dove trascorrerà tutta la sua vita. All’inizio non sembra molto facile, sia perché nel 1949 si separa dal fratello e decide di dedicarsi a un realismo più eccentrico. Nel 1952-59 ci fu la stagione delle “pipe”: una via di mezzo fra astrazione e figurazione ,la presenza umana e naturale, ed è costituita da una valenza metafisica.La massima notorietà fiorentina di Bueno arrivò negli anni Sessanta. Egli diviene il coordinatore dell’avanguardia fiorentina, dando vita a forme d’arte più o meno provocatorie (pittura monocromatica, arte tecnologica e multimediale, poesia visiva, richiami al universo della pop art).Con tale proposte ebbe più successo a Milano piuttosto che a Firenze e generalmente più all’estero che in Italia. A fine anni Sessanta ci fu la definitiva separazione dall’avanguardia e tornò alla pittura”neopassatista”, ma i viaggi e esposizioni diventano sempre più rari a causa delle sue condizioni di salute dovuta alla cirrosi epatica a causa del contatto prolungato con solventi e altre sostanze nocive. L’ultima grande opera avvenne nel 1984, alcune preparazioni di quadri per la Biennale di Venezia, la sua morte avvenne pochi giorni dopo l’inaugurazione

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Brindisi Remo

Brindisi Remo

Remo Brindisi, Pittore Verista del Novecento Italiano, nasce a Roma il 25 aprile del 1918.Frequenta dapprima la Scuola d’Arte di Penne, dove suo padre insegna scultura in legno e, dal 1935 per breve tempo, i corsi di scenografia del Centro Sperimentale di Roma e le lezioni alla Scuola Libera di nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, fino a quando ottiene una borsa di studio per l’Istituto Superiore d’Arte per l’Illustrazione del Libro di Urbino. Chiamato sotto le armi, durante la seconda Guerra Mondiale, a seguito dello sbandamento dell’esercito italiano, arriva a Firenze, dove vive una pausa felice nel circolo di amici artisti, quali Felice Carena,Ardengo Soffici e Ottone Rosai. A Firenze, nel 1940, Brindisi allestisce la sua prima mostra personale con quadri che hanno una impostazione descrittiva e poetica. Fatto prigioniero dai tedeschi, riesce a fuggire e si rifugia in clandestinità a Venezia fino al giorno della Liberazione. Negli anni ’40 e ’50 Brindisi partecipa praticamente a tutte le Biennali di Venezia ed alle Quadriennali di Roma,distinguendosi per il grande impegno politico e civile, utilizzando caratteri Espressionisti nell’ambito della Nuova Figurazione, con chiare tendenze Informali. Trasferitosi a Milano dal 1947, Remo Brindisi entra nella polemica tra Realisti ed Astrattisti, in corso in quegli anni, e si schiera aderendo al Gruppo “Linea”con Dova, Kodra,Meloni, Paganin, Porzio, Quasimodo, Joppolo e Tullier, il suo stile si apre a nuovi elementi e le sue figure assumono il tipico appiattimento Cubista. Nel 1950, il Gruppo Linea si scioglie ed il pittore accosta al movimento del Realismo, ma nel 1955 dopo una interessante mostra antologica che il comune di Milano allestisce per Remo Brindisi al Padiglione d’Arte Contemporanea e la prima personale a Zurigo, si consuma la sua rottura nei confronti del movimento del Realismo, che coinvolge, oltre l’ambiente artistico, anche la stampa politica. Remo Brindisi dipinge grandi opere con temi ciclici, molti suoi quadri affrontano temi sociali, facendosi testimone di una “sofferenza collettiva” la cui rappresentazione dà alle opere un carattere epico. Fra il 1956-57 crea le quattordici tele di “Via Crucis”, momento di religiosa interiorità nel clima di tensione degli anni del dopoguerra. Di grande vigore appare il ciclo “Storia del Fascismo” che lo ha impegnato fra il 1957 e il 1962. In questo lavoro abbandona l’impianto architettonico dell’immagine, adotta l’espressività intensa, dai toni ombrosi di una pittura informale. La Galleria “Il Cavallino” di Carlo Cardazzo a Venezia garantisce al pittore un’ottima attività espositiva che viene ampliata con la Galleria “Il Naviglio a Milano. In questo lavoro abbandona l’impianto architettonico dell’immagine, adotta l’espressività intensa, dai toni ombrosi di una pittura informale. A quindici anni dalla fine di un’era,dopo una serie di disegni, tempere ed incisioni, Remo Brindisi realizza due serie di grandi quadri sui personaggi, temi ed avvenimenti storici e politici, del ventennio fascista. Le opere parlano di atmosfere interiori, di ricordi traumatici, che riemergono dopo anni sotto forma di incubi. Illustrando alcuni avvenimenti salienti della vicenda del fascismo. fissando sulla tela immagini viste con gli occhi della mente, Brindisi dà forma alla cattiva coscienza, al marchio della colpa sull’uomo, all’orrore non rielaborato e non superato. Egli, legato nelle opere giovanili, ad un impianto descrittivo e realistico, maturando il suo stile, aggiunge sfumature espressioniste,dando vita a un suo linguaggio neofigurativo. Memore delle passioni degli anni di studio a Roma,allestisce grandi pannelli per scenografie teatrali, sino alle pregevoli opere destinate all’Arena di Verona, anche se i temi sempre presenti e noti, sono le figure, i volti ed i paesaggi di “Venezie”,”Oppositori” e “Pastorelli”. Amante dell’arte e della cultura, nel 1970 fonda a Lido di Spina, in provincia di Ferrara, il “Museo Alternativo”, intestato a suo nome, dove sono raccolte opere dei maggiori artisti contemporanei d’ogni nazione. Nominato presidente della Triennale di Milano, Brindisi è stato per parecchi anni docente e direttore dell’Accademia Di Belle Arti di Macerata, ricevendo la medaglia d’oro della Pubblica Istruzione per meriti culturali. La critica internazionale ha sottolineato ogni esposizione con il suo consenso, promuovendolo all’altezza dei Pittori più conosciuti, facendolo diventare uno dei pittori maggiormente citati e noti della pittura italiana del nostro secolo. Brindisi ha ottenuto numerosi premi ed ha tenuto esposizioni personali a Palazzo Reale a Milano alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma, ai Musei d’Arte Moderna di Trieste a Palermo, a Parigi, Nizza, al Cairo, a San Paolo del Brasile.Il pittore che, dai primi anni ‘70 vive tra Milano e il Lido di Spina, qui muore il 25 Luglio 1996

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Borghese Franz

Borghese Franz

Franz Borghese, pittore, scultore e incisore italiano, nasce a Roma il 21 gennaio 1941 e compie i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti e Liceo Artistico di Roma, con Domenico Purificato,Giuseppe Capogrossi, e comincia a dipingere e frequentare altri futuri pittori come lui.Nel 1964 fonda la rivista d’arte e cultura “Il ferro di cavallo” e dipinge «La ballade des pendus».Dalla metà degli anni Sessanta è il lucido e ironico narratore delle consuetudini e delle alienazioni della borghesia cittadina, che fissa con Daniela Romano, Giorgio Fasan e molti altri nel film-pittura sperimentale «La grande mela». Il film, in chiave Neoespressionista, racconta la società dei consumi attraverso stereotipi grotteschi, simili all’Espressionismo ideologico tedesco. Le tecniche di Franz Borghese, abbracciano tutto il modo tradizionale dell’espressione pittorica, con l’aggiunta di innovazioni personali ed aperture alla scultura e all’incisione. L’artista ha sempre lavorato moltissimo, fra colori ad olio, tempera, china, acquerello e tecnica mista, tanto che la morte lo ha colto nel suo studio a Roma, mentre dipingeva il 16 Dicembre 2005.Famoso già verso la fine degli anni ’60 (nel 1968 il Comune di Roma acquista un suo quadro), nel 1971 sorprende il mondo dei critici con una serie di dipinti dal tema “Processo alla Borghesia” che fa scattare automaticamente il parallelismo con George Grosz e Otto Dix. Il giornalista-scrittore Dino Buzzati, che a sua volta ama dipingere, gli dedica un pezzo lusinghiero su “Il Corriere della Sera”. Franz Borghese ha avuto anche l’occasione di lavorare con Salvatore Fiume ad un quadro a quattro mani di grandi dimensioni «La condanna di Cristo», destinato ai Musei Vaticani. Le sue prime personali, nel 1968 alla Galleria “N.F.1” e alla Galleria “Il Calibro” di Roma seguono, negli anni seguenti esposizioni molto attese, nelle maggiori gallerie in Italia e all’Estero. L’argomento preferito che Franz Borghese analizza nei suoi lavori è la società e la folla che lo circonda, ripresa con il pennello intinto nel sarcasmo e nell’ironia, oltre che nel cromatismo della sua tavolozza. Muore nel suo studio a Roma, mentre dipingeva il 16 Dicembre 2005, onorato dalla critica e dal pubblico come una fra le figure di maggiore spicco dello scenario artistico italiano. Mostre significative di Borghese sono state organizzate dopo la sua morte e vengono ancora organizzate nei posti pubblici più conosciuti, sia in Italia che all’estero e le sue opere si trovano collocate in importantissime raccolte private, fondazioni e istituzioni pubbliche.

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Azzinari Franco

Azzinari Franco

Franco Azzinari nasce a San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, il 3 marzo 1949. Dopo la morte dei genitori, all’età di quattordici anni, lascia la Calabria. Per diversi anni vive a Parigi, dove subisce il fascino dei grandi pittori impressionisti, in modo particolare di Gauguin, Van Gogh e Monet. In Francia, per guadagnarsi da vivere, Azzinari inizia a eseguire ritratti ai turisti per strada.Nel 1973 si stabilisce a Lerici (SP) dove realizza dieci tavole sulla Liguria. Nel 1974, sempre a Lerici, presso la galleria La Cattedrale, allestisce la sua prima mostra personale che darà ufficialmente inizio alla sua attività artistica. Nello stesso anno, Azzinari apre a Milano uno studio-galleria. Nel 1977 intraprende una serie di viaggi in Estremo Oriente inseguendo le tracce di antiche civiltà asiatiche. Gli anni seguenti sono caratterizzati da importanti esperienze negli Stati Uniti,nelle isole Seychelles e in Brasile. Nel corso degli anni ottiene autorevoli e prestigiosi riconoscimenti. Le sue opere fanno ormai parte d’importanti collezioni italiane e straniere. Nel 1992, durante un viaggio a Cuba, ritrova nei personaggi e nelle campagne del luogo i colori della sua terra d’origine. Per Azzinari è un colpo di fulmine, un susseguirsi di straordinari incontri. Ritrae Gregorio Fuentes, il marinaio di Hemingway, il Presidente Fidel Castro che posa per l’artista, il musicista Compay Segundo, le nature morte e le campagne assolate cubane.Nasce in tal modo nel 2001 il progetto Franco Azzinari “Cuba”che comprende una mostra allestita dapprima al Museo Nazionale dell’Avana e successivamente in diverse città italiane, e la pubblicazione dell’omonimo catalogo edito dalla casa editrice Electa di Milano. Nello stesso anno Azzinari, interessato alla mitologia greca, si reca nei luoghi in cui sono vissuti gli dei dell’antichità. Dipinge così La culla di Apollo(Isola di Delos),Istmo di Corinto(Peloponneso),La baia di Poseidone(Capo Sounion),La baia di Ulisse(Itaca). Nel frattempo l’Amministrazione Comunale di Altomonte (CS) dona al Maestro gli spazi della Torre Pallotta, monumento di origine normanna la cui costruzione risale al 1052. In quest’antica struttura, il 2 giugno del 2002 viene inaugurato il “Museo Franco Azzinari”che raccoglie la collezione Vent’anni con la natura, quaranta tra le più significative opere dell’artista. All’interno del “Museo Franco Azzinari” ci sono quattro stanze dedicate alle opere cubane. Negli ultimi anni Azzinari, affascinato dalla vita di Ernest Hemingway, ripercorre le orme dello scrittore dipingendo i luoghi e i personaggi da lui amati sia a Cuba che in Kenia e in Tanzania.Nel dicembre del 2008 l’Università della Calabria organizza un’esposizione presso l’Aula Magna e pubblica il catalogo dal titolo Azzinari. Cercando Hemingway. Nel 2010 il Ministero della Cultura di Cuba Abel Prieto, per il cinquantesimo anniversario della scomparsa del celebre scrittore americano, organizza la mostra di pittura Cercando Hemingway, presso la torre del Museo Hemingway in Finca Vigía all’Avana. Nel dicembre dello stesso anno, nel corso di un incontro con il suo amico scrittore, nasce l’idea della mostra Espressioni di García Márquez. Sono venti ritratti dedicati all’autore di Cento anni di solitudine che sono esposti all’Avana, presso la Fondazione Cine Latino Americano, dall’otto dicembre del 2011 al dieci gennaio del 2012. Nel luglio del 2012,presso la Casa del Alba Cultural de La Habana, Franco Azzinari e Alex Castro organizzano la mostra El Rostro de la Historia, un omaggio dedicato dai due artisti a Fidel Castro in occasione del suo ottantaseiesimo compleanno. A ottobre dello stesso anno, Azzinari espone la sua collezione Venti del Mediterraneo, organizzata a Roma, presso il Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale. Nell’anno successivo l’artista lavora a Looking for Hemingway, mostra che è allestita presso la Scollay Square Gallery and the Mayor’s Gallery del Municipio di Boston dal 20 maggio al 28 giugno 2013. L’esposizione è inclusa nel programma “2013- Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti”, promosso dal Ministero degli Esteri e dall’Ambasciata Italiana di Washington D.C. Ad agosto 2015, Franco Azzinari incontra Francis Ford Coppola nel suo resort Palazzo Margherita, a Bernalda (MT). Nasce così il progetto Il mondo emozionale di Francis Ford Coppola: 20 ritratti ad olio. La prima esposizione è allestita al Convento San Francesco di Giffoni Valle Piana (SA), in occasione del Giffoni Film Festival 2016. Nell’agosto 2016 la stessa mostra viene esposta a Venezia, presso il Palazzo Flangini. Nel dicembre del 2017, presso La Cittadella(CZ), la Regione Calabria, presieduta dall’onorevole Mario Oliverio, promuove la retrospettiva antologica dal titolo “Franco Azzinari: Il mediterraneo mito del vento.”

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Avveduti Sergia

Sergia Avveduti

Sergia Avveduti, nata a Lugo (Ra) nel 1965, vive a Bologna. Ha studiato pittura con il maestro Concetto Pozzati presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove lavora attualmente come docente. Ha esposto in spazi pubblici e privati, alcune delle sue principali mostre personali:

2000: Arsenale, Antonio Colombo, Milano;

1999: Perspex Neon, Bologna.

Principali mostre collettive.

2002: Exit, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Nuovo Spazio Italiano, Palazzo delle Albere, Trento; Spazio aperto al disegno, Villa delle Rose, Bologna.

2001: The overexcited body, Arengario, Milano; Ratio, Galleria d’Arte Contemporanea di Monfalcone, Strategies Against Architecture II, Fondazione Teseco, Pisa; Play, Openspace, Milano.

2000: Soap Opera, En Plein Air, Pinerolo; Trends, Salara, Bologna; Unisci i Punti, Atelier desArtistes, Marseille; Assenze-Presenze, Le Botanique, Bruxelles.

1999: Luogo Comune, Neon, Bologna

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ARMAN

ARMAN

ARMAN, al secolo Armand Fernandez, nato a Nizza nel 1928, dopo un primo esperimento nella pittura tradizionale, abbandonò a partire dal 1952 l’utilizzo del “cavalletto”, per una nuova ricerca d’espressione. Cominciò con “timbri” su carta moltiplicati ossessivamente (Cachets), passò alle tracce e alle impronte (Allures). E’ tra il 1960 e 1962 che si compie il suo destino, pervenendo aduno stile nuovo e potente; l’artista focalizza lo sguardo sulla natura moderna, industriale e urbana,appropriandosi degli oggetti della strada. Partendo da questi oggetti raccolti dalla strada arriva alla loro destrutturazione trasformandoli quindi “in massa e colore” mediante un processo di contaminazione. L’opera di ARMAN non può avere confini limitati, non è pura pittura, non è pura scultura. Lui stesso si definisce “un peintre qui fait de la sculpture”. Infatti anche le sue opere”frontali” sono definite “superfici”, perché come egli stesso sostiene “anche nelle mie composizioni volumetriche la mia volontà è sempre pittorica più che scultorea”, in più la sua nozione del volume è lontana da quella degli scultori “puri”. Ciò che caratterizza l’artista francese è un nuovo modo di osservare gli oggetti “inutilizzati”, ma recanti tracce dell’uomo, convertiti nel linguaggio semplice del “consumatore”. Nella ricerca di nuove creazioni ha esplorato il settore dei rifiuti e degli scarti industriali; perviene quindi alla piena drammaticità dell’oggetto quando il suo gesto diviene collera che lo porta a distruggere gli oggetti o a bruciarli, e infine prova nuove combinazioni nelle sue”inclusioni”. L’arte tradizionale viene così dissacrata in favore di una revisione dell’estetica dell’oggetto. Nouveau Réalisme per ARMAN significa assemblare oggetti che la nostra società reputa marginali e insignificanti, puntando l’attenzione su ciò che non notiamo ed esaltando così il valore di ciò che utilizziamo quotidianamente. Il 22 Ottobre del 2005 ARMAN, malato di tumore, si spegne a New York, all’età di 76 anni. Nel 2006 al MAMAC di Nizza ha luogo la retrospettiva dedicata al suo primo periodo, dal titolo Subida al Cielo. Nel 2007 alcuni lavori del maestro vengono presentati in occasione di Le Nouveau Realisme, la più importante mostra dedicata al movimento omonimo. Le sue opere figurano nelle più grandi collezioni e in novanta musei del mondo.

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Albani Pier Giorgio

Pier Giorgio Albani

Pier Giorgio Albani è nato a san marino nel 1963 dove vive e lavora. Nel febbraio 2010 eseguì una live performance con Lorella Mussoni al campo volo della città di Faenza “Anche se il mio corpo è ingabbiato, la mia immaginazione è libera.”, creata appositamente per la mostra Little Constellation, affronta il tema del vincolo su due distinti livelli ma profondamente collegati. Il senso di restrizione che si fa spesso sentire da chi vive in un piccolo stato qui viene amplificato attraverso l’idea di un corpo segnato come diverso da una condizione fisica speciale. Nel maggio 2012 presentò sempre insieme alla Mussoni un progetto “si vive e si lotta, il nemico è in agguato.. vincerò io?” definito un dialogo tra l’Arte Contemporanea e il linguaggio universale del Rugby per parlare di Sclerosi Multipla durante il test match tra Rugby Bologna 1928 e San Marino Rugby Club.

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Warhol Andy

Andy Warhol

Andrew Warhola nasce a Pittsburgh in Pennsylvania il 6 agosto del 1928 da Andrej e Julia Wharola,emigrati dalla Cecoslovacchia negli U.S.A. nel 1913.Dopo aver conseguito il diploma alla Schenley High School, Andrew s’iscrive al Carnegie Institute of Technology dove sceglie di iscriversi al corso di pittura e di design.Si diploma il 16 giugno 1949 e si trasferisce a New York, dove comincia a lavorare come grafico pubblicitario. In quell’anno viene pubblicato un suo disegno su “Glamour”con il nome di Andy Warhol. Nel 1957 allestisce la prima mostra personale, con successo di pubblico e di vendite, alla Hugo Gallery di New York esponendo la serie “Gold Book”.Agli inizi degli anni Sessanta, in un contesto dove impera l’espressionismo astratto americano, Warhol rivolge con decisione il suo interesse alla creazione di opere d’Arte basate su immagini commerciali, ma completamente differenti dallo stile della sua attività pubblicitaria.Fra il 1959 ed il 1960 realizza le prime opere su tela dedicate ai soggetti dei fumetti di “Comics” ed alla pubblicità. Le sue prime opere POP sono i “ritratti” di semplici bottiglie di Coca Cola.Nel 1962 Warhol affitta un’ex caserma dei pompieri e, ricoprendone quasi tutta la superficie di stagnola,la trasforma nella famosissima “Factory”. Nello stesso anno espone la prima serie dedicata ad i barattoli delle zuppe Campbell’s-“Campbell’s Soup Cans”-a Los Angeles.Warhol produce anche dei lungometraggi sperimentali, tra cui “The Chelsea Girls” nel 1966, un documentario non montato della durata di sei ore. Poi, realizzerà film più articolati come “Lonesome Cowboys” nel 1969 e “Trash” nel 1970.Il 3 giugno 1968 una squilibrata, “comparsa” in uno dei suoi film di Warhol, entra nella Factory e spara alcuni colpi di pistola ferendo gravemente Andy Warhol. Nel 1969 Andy pubblica la rivista Interview, il primo mensile improntato su interviste realizzate da personaggi celebri ad altre celebrità.Seguendo questo tema le opere degli anni Sessanta e Settanta sono caratterizzate soprattutto dai ritratti di personaggi famosi come: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Truman Capote, Man Ray, Mick Jagger, Liza Minnelli. Nel 1975 Warhol espone per la prima volta a Roma la serie di“Ladies and Gentlemen”, appena realizzata, utilizzando quali soggetti i suoi amici che amavano travestirsi da famose star del cinema e dello spettacolo o da vere “Drag Queen”.Dagli anni Settanta sino alla sua scomparsa Warhol viaggia molto spesso in Italia.Negli anni Ottanta Warhol rivisita celebri opere come la Monna Lisa di Leonardo o la Venere di Botticelli, ispirandosi ad i grandi artisti italiani del passato, e dedica una serie di opere anche al grande artista norvegese Edvard Munch. Nel 1980 Warhol diviene anche produttore della “Andy Warhol’s TV”, che va in onda via cavo. Del 1985 è la serie di opere dedicata al Vesuvio e nel 1987 realizza a Milano, nel “Refettorio delle Stelline”,la Mostra dedicata all’Ultima Cena, ultimo omaggio all’Arte di Leonardo.Il 22 febbraio dello stesso anno scompare presso il New York Hospital dove era ricoverato per un semplice intervento alla cistifellea, che si tramuta in tragedia a causa di un errore nella somministrazione di un farmaco.Il 1°aprile viene celebrato una messa in sua memoria al quale partecipano oltre duemila persone. Nel 1988 nasce la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York dedica ad Andy Warhol una grande retrospettiva storica che viene ospitata l’anno successivo anche a Venezia.

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Turci-Twofeathers

Gabriella K. Turci

Gabriella K. Turci, nasce a Stoccolma.Laureata in formazione e gestione delle risorse umane-animatrice socio-educativa-studia a Londra design di moda presso la Saint Martin School of Art e apre uno studio a Wapping insieme ad altri artisti multimediali.
Si diploma a Tedford, in Inghilterra in tecnologie del colore come “pratictioner” di Aurasoma a livello avanzato. L’amore per l’arte, la natura e l’indagare sul mistero dell’uomo e della vita sono i tre elementi alchemici che, intrecciati e fusi, costituiscono il motivo principale di tutti i suoi studi, lavori e analisi. Verso i trent’anni queste passioni trovano un senso più profondo: la spiritualità, e da qui inizia il suo percorso di ricerca del colore,della creatività femminile originaria. Creatrice di “Danzonda”, movimento di danza dei colori, conduce seminari di pittura e scultura con l’argilla.

Kristofer Twofeathers

Kristofer Twofeathers, è un artista poliedrico:pittore, illustratore, grafico,si laurea in Arte negli U.S.A., si specializza con Fiorenza De Angelis in acquarello e teoria dei colori secondo la tecnica antroposofica di Rudolf Steiner e consegue un Master in Arteterapia presso la Tobias School of Art & Therapy, in Inghilterra.Ha insegnato arte nelle accademie americane come insegnante specializzato, si occupa di formazione degli insegnanti e di ricerca.Insegna e trasmette la spiritualità del colore attraverso la pittura ai bambini e agli adulti. Attualmente è insegnante e collaboratore di arte e scultura alla Scuola Steiner Waldorf Aurora Cittadella, e sta completando un master-livello 7°-in Arte Terapia presso il Tobias College for Anthroposofic Art and Therapy di Dornach,in Svizzera.

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