Posò Shahidi

Poso Shahidi nasce nel 1952 in Persia, nel 1970 frequenta scuola di arte a Tehran, nel 1974 si trasferisce a Firenze e nel 1976 si diploma all’accademia delle belle arti di Firenze; continua gli studi di musica al conservatorio Cherubini. Prosegue la sua ricerca artistica nel campo della pittura e della musica, in tutta Europa e partecipa a varie rassegne culturali, premi ed esposizioni.Lavora ed espone principalmente a Firenze, in Olanda e negli USA. Benchè Poso non sia un pittore naif, l’ingenuità è un aspetto delle sue opere. La natura è un elemento sempre presente, spesso uomini e animali si intrecciano in quanto tutte le creature sono equivalenti nell’unità, in una energia vitale e creativa

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Pistoletto Michelangelo

Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. La sua formazione artistica avviene all’interno dello studio del padre, pittore e restauratore. In seguito frequenta la scuola grafica pubblicitaria diretta da Armando Testa.Nel 1955 inizia a esporre i risultati di quella ricerca sull’autoritratto che caratterizza la sua prima produzione pittorica.Nel 1962 mette a punto la tecnica-riporto fotografico su carta velina applicata su lastra di acciaio inox lucidata a specchio-con cui realizza i suoi Quadri specchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore e la dimensione reale del tempo. I Quadri specchianti riaprono inoltre la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale, chiusa dalle avanguardie del XXsecolo. Già nel nel corso degli anni Sessanta tiene mostre personali presso prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti: nel 1964 alla Galleria Sonnabend di Parigi, nel 1966 al Walker Art Center di Minneapolis, nel 1967 al Palais des Beaux Arts di Bruxelles,nel 1969 al Boijmans van Beuningen Museum di Rotterdam.Tra il 1965 e il 1966 produce ed espone, all’interno del suo studio, un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, realizzati nella dimensione contingente del tempo e basati sul principio delle differenze, infrangendo il dogma dell’uniformità dello stile artistico individuale. Questi lavori sono considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movimento artistico teorizzato da Germano Celant nel 1967, di cui Pistoletto è animatore e protagonista.Nel 1991 è Professore di scultura all’Accademia di Belle Arti di Vienna, incarico che manterrà fino al 2000, sviluppando con i suoi allievi un programma innovativo teso ad abbattere le tradizionali barriere tra discipline artistiche.Nel 1998 viene inaugurata Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, situata in una manifattura dismessa di Biella acquisita dall’artista nel 1991, all’interno della quale le finalità espresse nel Progetto Arte sono tuttora sviluppate e realizzate.Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia.Nel 2004 l’Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione l’artista annuncia pubblicamente quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro, denominata Terzo Paradiso, il cui simbolo è una riconfigurazione del segno matematico di infinito, concepita dall’artista nel 2003. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts Nel 2011 è Direttore Artistico di Evento 2011–L’art pour une ré-évolution urbaine a Bordeaux. Nel 2013 il Museo del Louvre di Parigi ospita la sua mostra personale Michelangelo Pistoletto,année un-le paradis sur terre. In questo stesso anno riceve a Tokyo il Praemium Imperiale per la pittura.Nel 2014 il simbolo delTerzo Paradiso è stato installato nell’atrio della sede del Consiglio dell’Unione Europea a Bruxelles durante il semestre di presidenza italiana.Nel maggio del 2015 la Universidad de las Artes de L’Avana gli conferisce la laurea honoris causa”per il suo contributo all’arte contemporanea e la sua influenza su diverse generazioni di artisti”.Nell’ottobre dello stesso anno nel parco del Palazzo delle Nazioni di Ginevra, sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, realizza un’opera, intitolata Rebirth, costituita da un grande simbolo del Terzo Paradiso formato da 193 pietre, una per ciascun paese membro dell’ONU.

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Pedriali Dino

Dino Pedriali

Dino Pedriali nasce nel 1950 a Roma, dove vive e lavora.Venuto alla ribalta per i suoi scatti a Man Ray, si affermò in seguito come fotografo dei maggiori esponenti dell’arte e della cultura non solo italiana ma mondiale, tra i suoi soggetti: Giorgio De Chirico, Alberto Moravia, Federico Fellini, Andy Warhol. L’uso mirato della luce nei suoi ritratti gli valse il nome di “Caravaggio della fotografia”, datogli dal critico d’arte Peter Weiermair, nel 2004 in occasione della retrospettiva Nudi e ritratti–Fotografie dal 1974/2003.Fondamentale per la sua notorietà fu la serie di scatti a Pier Paolo Pasolini,realizzati nel 1975. Saranno le ultime immagini della vita dello scrittore, una serie di settantotto fotografie raccolte nel libro Pier Paolo Pasolini.Fotografie di Dino Pedriali, che raccontano Pasolini in un modo personale e intimistico

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Pianca Alessandro

Alessandro Pianca nasce nel 1974 a Torino. Le sue opere sono frutto di una evoluzione visiva della tecnica fotografica a colori grazie alla stampa eseguita su fogli invisibili, totalmente trasparenti. Tale emancipazione formale da un lato esalta i colori e le forme delle figure, dall’altro esprime una sensazione di evanescenza e di sospensione dell’immagine, in una dimensione di leggerezza e mistero che alimenta percezioni mnemoniche, come sbiaditi ricordi e giocose fantasticherie, il tutto elaborato secondo un rigoroso formalismo strutturale e compositivo.Alessandro Pianca utilizza un codice espressivo sintetico, quasi minimale e fortemente raffinato, un linguaggio iconografico che estende su vari piani la sua immaginazione

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Nucara Renzo

Renzo Nucara nasce nel 1955 a Crema ed è un esponente della Cracking Art.Si diploma al Liceo Artistico di Bergamo nel 1973. Frequenta l’Accademia di Brera di Milano. La sua prima mostra personale risale al 1977 presso la Galleria Ticino di Milano.Negli anni 80 il suo lavoro si articola intorno al tema del Diario. Emozioni,sensazioni, ‘fatti del giorno’ vengono scritti di getto sulla tela.Negli anni successivi la scrittura diventa segno, la tela cede il posto alla tridimensionalità, entrano in gioco nuovi materiali-legni, oggetti trovati,pellicole trasparenti-prediligendo un approccio tra l’ironico e il ludico.Torna alla bidimensionalità con i“Reperti“che caratterizzano la sua produzione artistica degli anni 90.Sono forme che rimandano all’idea di un oggetto già corroso dal tempo, realizzate dapprima in cartapesta e gommapiuma, poi in materiale plastico sul quale si addensano strati di colore, granuli, pigmenti,elementi del mondo naturale.Nel 1993 fonda insieme ad altri cinque artisti il Cracking Art Group. Materia d’elezione è la plastica che diventa anche veicolo di impegno ecologico e sociale.Partecipa con il gruppo, alla 49° Biennale di Venezia con l’istallazione SOS World: più di un migliaio di tartarughe di plastica riciclata e dorata che occupano i giardini intorno agli storici padiglioni. Torna alla Biennale, sempre con il Gruppo, nel 2011 e 2013.A livello individuale continua la sua ricerca artistica, incentrata sui Resin film dove, stratificazioni di resine e pigmenti si coagulano in un’esplosione primordiale che attira a sé e poi dissemina elementi diversi dal naturale all’artificiale racchiusi nella matrice delle serie successive in plexiglas Stratofilm e Shape.

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Mori Ubaldini Benedetta

Benedetta Mori Ubaldini

Prima di trasferirsi a Milano nel 2005, Benedetta Mori Ubaldini ha vissuto e lavorato a Londra, dove ha studiato Arte e Design presso il Westminster College of Adult Education e presso la facoltà di Belle Arti all’Università del Middlesex. Benedetta lavora con molteplici materiali ma è conosciuta per le sue innovative e straordinarie opere in rete metallica. Ogni oggetto prende vita come fosse prodotto industrialmente, la rete metallica arrotolata viene gradualmente sagomata a mano,torcendo e unendo insieme i pezzi fino a dare loro un’apparenza di continuità. Sostiene Benedetta: “Ciò che amo è riempire i grandi spazi di storie, creare figure tridimensionali evocative, simboliche e poetiche. Le sculture che posso realizzare con la rete metallica non hanno alcuna struttura interna: il gioco tra presenza e assenza diviene l’elemento magico dell’opera e dona a ciascun pezzo la leggerezza di un’apparizione, l’intangibilità di un fantasma, la traccia di una memoria o l’immagine di un sogno”.

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Musella Antonio

Antonio Musella nasce nel 1939 a Napoli.La sua carriera si divide in due grandi periodi: il primo dal 1964 al 1985 è caratterizzato da opere di carattere “neofigurativo-concettuale”; il secondo dal 1985 al 2006 lo vede impegnato nelle nuove ricerche esclusivamente concettuali. Con l’installazione nel 1998 della grande scultura in pietra nello Spazio Meditativo ,al Policlinico di Monza progettato su richiesta della proprietà, la sua opera viene unificata in una “terza via” dove il soggetto, il concetto, la materia, l’intelletto e la creatività esprimono l’unità nella molteplicità.Dal 1973 al 1985 è stato Art Director delle Gallerie d’Arte Avanguardia 2 e Artespiga di Milano.Dal 1964 vive e lavora a Milano

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Modigliani Amedeo

Amedeo Modigliani nasce nel 1884 a Livorno.Una vita che divide tra Italia e Francia, illuminata dall‘arte e dalla musica. Trascorre il primo ventennio,viaggiando e studiando tra Livorno, Firenze, Roma e Venezia. La prima esperienza è rivolta all’apprendimento tecnico della pittura“Macchiaiola”,nello studio di Guglielmo Micheli, a Livorno,e poi a Firenze dal Maestro Giovanni Fattori.Nel 1906, dopo incessanti letture sulle avanguardie parigine, il giovane artista partirà alla volta della Francia .Era evidente che questo percorso fosse quello più rischioso, ma forse anche il più interessante per un artista desideroso di mettersi in evidenza. Non esistevano nel linguaggio espressivo,o pittorico confini, o difficoltà linguistiche, il concetto era universale, adatto ai giovani che comunicavano con spontaneità la loro forma d’arte. A Parigi, Amedeo Modigliani vive intensamente, senza lasciare nulla al caso, le amicizie sono quelle del quartiere di Montmartre e poi Montparnasse, dove la dinamica degli incontri ha la stessa velocità del gesto dell’artista nel ritrarre i suoi modelli.La passione cancella ogni difficoltà. Picasso, Derain, Max Jacob, Jean Cocteau, Severini e Brancusi aprono gli orizzonti ad un concetto europeo della cultura, e Modigliani ne assume in gran parte la responsabilità, quella tutta italiana, di confrontarsi liberamente e spontaneamente con il mondo artistico.Il mondo creativo della nuova Scuola di Parigi illumina di gloria la capitale, ma è formato da artisti venuti da tutte le capitali d’Europa.Modigliani è il “Nuovo Pilota” della Scuola Italiana, che vive tra le due culture, mettendo in evidenza nella sua pittura il ritratto,interpretato in maniera personale, leggibile, ma moderno e rivolto a tutti coloro che partecipano alla realizzazione del suo sogno: unire l’esperienza del Rinascimento italiano,con l’innovazione del Cubismo e dell’avanguardia pittorica francese.In questo senso il mito dell’artista italiano s’incarna, si fa modello universale in quello francese, proprio come se Modigliani avesse voluto riunire le due esperienze in una sola realizzazione pittorica,dalla tradizione toscana del modello ritratto a quella parigina della scomposizione delle forme.Morirà a soli trentasei anni di meningite tubercolotica a Parigi, nel 1920.
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Messina Francesco

Francesco Messina

Francesco Messina, nasce nel 1900 a Linguaglossa, in provincia di Catania.Si trasferisce da piccolo con la famiglia a Genova dove frequenta i corsi dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e dopo il 1918, si inserisce con il suo già promettente profilo d’artista, negli ambienti intellettuali e letterari della città animati dalla presenza di Camillo Sbarbaro ed Eugenio Montale.Nel ’22 viene invitato alla XIII Biennale di Venezia, in cui sarà sempre presente fino agli anni ’40, e in quello stesso anno sposa Bianca Clerici. La partecipazione alla prima mostra degli artisti di Novecento nel 1926 alla Galleria Pesaro di Milano e la presentazione di una sua personale alla Galleria Milano, nel 1929, di Carlo Carrà consacra definitivamente, la figura di scultore.Già scultore affermato ed accademico di merito dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, si trasferisce nel 1932 a Milano dove frequenta Salvatore Quasimodo,Alfonso Gatto, Sergio Solmi, Carlo Carrà, Piero Marussig e nel 1934 vince la cattedra di scultura all’Accademia di Brera, di cui dal 1936 al 1944 sarà anche direttore.Alla caduta del Fascismo Messina, che nel 1940 aveva realizzato il monumento a Costanzo Ciano per il Museo Navale di La Spezia,perde per qualche anno la cattedra che riottiene, alla fine della guerra, nel 1947.Invitato nel 1949, insieme a Marino Marini, alla Terza Internazionale di Scultura di Philadelphia, negli Stati Uniti, Messina è stato da allora uno dei scultori italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo.I suoi gruppi monumentali al Cimitero di Milano, alla Cittadella di Assisi, al Pierre Lachaise di Parigi dove nel 1960 scolpisce La Pietà sulla tomba dell’editore Cino Del Duca, in S. Pietro a Roma il Monumento a Pio XII, e nel Duomo di Milano il Monumento a Pio XI, eseguiti nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, diventano presto celebri, come i suoi ritratti a Lucio Fontana, Giuseppe Papini, Salvatore Quasimodo, Indro Montanelli, Aida Accolla, Carla Fracci,Luciana Savignano, ed ad altri importanti personaggi.Ma le sue opere più note restano, ancora oggi, il grande Cavallo morente eseguito per il Palazzo della Rai a Roma e la monumentale Via Crucisin marmo di Carrara perla chiesa di San Giovanni Rotondo sul Gargano.Il tema dei cavalli e quello delle danzatrici, caratterizzerà molta parte della sua produzione degli anni Settanta e degli anni Ottanta.Nel 1973 un’intera sala del Museo del Vaticano, la sala Borgia, viene dedicata all’esposizione permanente delle sue sculture e nel 1977 il Museo Civico di Lugano accoglie, in quattro sale, le opere della sua donazione di sculture e grafica, mentre i maggiori musei e le più importanti istituzioni culturali internazionali gli dedicano vaste rassegne.Dio nell’uomo,inaugurata nel 1993 a Roma in Vaticano sarà l’ultima sua grande mostra. Morirà a Milano nel 1995.

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Manzoni Piero

Piero Manzoni
Piero Manzoni nasce a Soncino (Cremona) nel 1933, ma cresce e studia a Milano.Le prime esperienze artistiche iniziano tra il 1951-53, mantenendo una impronta tradizionalista,realizzando paesaggi e autoritratti ad olio. Le sue vocazioni rivoluzionarie e anticlassiciste lo portano ben presto ad avvicinarsi alle personalità di maggior rilievo nel campo delle avanguardie artistiche del secondo dopoguerra. Viene in contatto con Lucio Fontana e con lo Spazialismo, e in particolare con il Nuclearismo, movimento legato all’esplosione incontrollata e materica della pittura. Sarà con la realizzazione degli“ominidi”che,tra il 1955 e il 1956,abbandonerà totalmente la pittura figurativa. Si tratta di figure ottenute attraverso l’impronta di oggetti di natura diversa come chiodi,forbici,tenaglie,cavatappi,su una base di catrame pastoso lasciato colare sulla tela, il tutto accompagnato da scritte a lettere stampate, a riconferma della bidimensionalità del supporto. Del 1958 sono gli“Achromes”(dal francese: incolore), che lo renderanno un artista “unico”a livello mondiale, opere che produrrà sino alla sua prematura scomparsa avvenuta nel 1963. Sono tele e altre superfici ricoperte di materiali diversi come: gesso grezzo, caolino, quadrati di tessuto, feltro e fibra di cotone, attraverso cui l’artista decide di fare letteralmente tabula rasa di ogni riferimento figurativo relazionato al mondo esterno. Non c’è alcuna implicazione cromatica o referenziale, ma una superficie spoglia e muta rispetto a ogni tipo di allegoria o arricchimento simbolico.Glistratidimateriavengonostrutturatisubandeverticaliotracciandounquadratoalcentro, presentando il gesso allo stato naturale e implicando quindi l’eliminazione di ogni possibile lavorazione aggiuntiva, lasciando all’ambiate che circonda l’opera e dallo scorrere del tempo. Dall’amicizia con Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani nasce nel 1959 la rivista Azimuth,dove compaiono scritti di Vincenzo Agnetti, Nanni Balestrini e Edoardo Sanguineti e illustrazioni di Yves Klein, Arnaldo Pomodoro,Robert Rauschenberg, Jasper Johns,Piero Dorazio, Gastone Novelli e Franco Angeli. Nello stesso anno entra in contatto con il Gruppo Zero di Düsseldorf iniziando a creare oggetti concettuali,oltrepassando il supporto bidimensionale della tela e dedicandosi in primi salle “Linee”, ottenute segnando tramite inchiostro delle linee di lunghezze diverse su rotoli di carta bianca. Le linee identificano un tempo di durata nella loro realizzazione,simboleggiando una riduzione concettuale di tutto il lavoro che era stato precedentemente sviluppato. Realizza in seguito i“corpi d’aria”,palloncini di materiale pneumatico,gonfiati di aria dall’artista o direttamente dall’acquirente dopo averle comprate e collocati sopra un sopporto di metallo.Il riferimento all’”aria di Parigi”di Duchamp è lampante, in entrambi infatti troviamo l’utilizzo di un ready-made come l’aria, elevato concettualmente ad oggetto d’arte, unico e irripetibile nella sua entità, da un lato l’aria di Parigi racchiusa dentro un’ampolla,dall’altro l’aria prodotta da una persona e perciò singolarmente personale. Così Manzoni diviene ufficialmente un “poeta del concettuale”. Sul finire del 1959 apre con Castellani il centro espositivo Azimut, che diventerà luogo di produzione artistica significativo dell’anti-informale. Qui presenta il 21 luglio 1960 la sua performance più famosa:la “Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte”. Un rituale “mistico”dovesi richiede agli invitati non solo di visitare una mostra ma anche di collaborare personalmente alla “consumazione” delle opere dell’artista.Così Manzoni segna alcune uova sode con la propria impronta del pollice per poi distribuirle al pubblico per essere mangiate sul posto.Nel 1961 inizia a firmare corpi viventi conferendo ad essi lo statuto di opere d’arte e di ready-made, rilasciando dei “certificati di autenticità” per queste sue “sculture viventi”, a questo progetto partecipano anche personaggi come Umberto Eco,Marcel Broodthaers e Mario Schifano. Così, viene invertito il concetto di fruizione dove lo spettatore diventa esso stesso opera d’arte cessando di essere un’entità esterna e distaccata.Nel Maggio del 1961 realizza 90 scatolette di latta intitolate “Merda d’artista” da 30gr., e le mette in vendita al prezzo dei corrispettivi grammi in oro! Ciò in segno di sfida ed irriverenza nei confronti di quei movimenti artistici che volevano elevare l’oggetto d’arte come unico risultato dell’espressione“interiore”dell’artista.
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