Del Bianco Pier Paolo

Pier Paolo Del Bianco ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Urbino, istruito da Concetto Pozzati, suo insegnante di pittura, che gli consigliò di utilizzare grandi superfici e grandi pennelli.L’incontro con la pittura americana degli anni ‘80 e quella selvaggia dei pittori tedeschi ha indubbiamente influenzato il suo percorso pittorico. Del suo lavoro,esprime che non ha a che fare con il razionale, tutt’altro. È una pittura veloce che vorrebbe avere a che fare con il desiderio di libertà espressiva ed emozionale con soggetti che sono incidenti visivi e non. Il suo operato non si ferma ai supporti tradizionali perciò oltre alla tela ha trovato interesse verso i manifesti e le carte geografiche.

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De Chirico Giorgio

Giorgio De Chirico (1888-1978) nacque in Grecia da genitori italiani. Nel 1906 si trasferì a studiare in Germania a Monaco, dove venne a contatto con la cultura tedesca più viva del momento. Si interessò alla filosofia di Nietzsche, Schopenhauer e Weininger e fu molto colpito dalla pittura simbolista e decadente di Arnold Böcklin e Max Klinger. Nel 1910 si trasferì a Parigi dove divenne amico dei poeti Valery e Apollinaire, ma rimase estraneo al cubismo che, in quegli anni grazie a Picasso, rappresentava la grossa novità artistica parigina.Egli rimase comunque sempre estraneo alle avanguardie, nei quali manifestò spesso atteggiamenti polemici. In quegli anni dipinse molti dei suoi quadri più celebri che vanno sotto il nome di«Piazze d’Italia». Si tratta di immagini di quinte architettoniche che definiscono spazi vuoti e silenziosi. Vi è la presenza di qualche statua e in lontananza si vedono treni che passano.L’atmosfera magica di queste immagini le fa sembrare visioni oniriche.Nel 1916, all’ospedale militare di Ferrara, De Chirico incontrò Carrà, ed insieme elaborarono la teoria della pittura metafisica. Il termine metafisica nasce come allusione ad una realtà diversa che va oltre ciò che vediamo allorché gli oggetti o gli spazi, che conosciamo dalla nostra esperienza,sembrano rivelare un nuovo aspetto che ci sorprende. E così le cose che conosciamo prendono l’aspetto di enigmi, di misteri, di segreti inspiegabili.In questo periodo, oltre agli spazi architettonici, entrano nei soggetti dechirichiani anche i manichini. Questa forma umana, pur non essendo umana, si presta egregiamente a quell’assenza di vita che caratterizza la pittura metafisica. Anzi, per certi versi la esalta, data la visibile contraddizione tra ciò che sembra umano ma non lo è.Dal 1918 al 1922 partecipa attivamente alla vita di «Valori Plastici», mentre nel 1924 torna a Parigi dove frequenta il gruppo dei Surrealisti. Benché i surrealisti riconoscono in De Chirico un loro precursore, il pittore italiano non accettò mai di integrarsi nella loro poetica o nel loro stile. A lui era estranea soprattutto quella accentuazione della dimensione onirica, fatta di automatismi inconsci. In seguito la sua pittura si rivolse sempre più ad una classicità di tipo archeologico, dove il ricorso alle mitologie venne sempre interpretata in chiave metafisica, che rimase comunque il suo principale amore. E alla pittura metafisica fece costantemente ritorno anche negli anni successivi,fino a quando morì a Roma nel 1978, all’età di novanta anni.

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Dalì Salvador

SALVADOR DALÌ

Salvador Felipe Jacinto Dalì nasce a Figueras (Spagna) nel 1904. Dal 1921 al 1925, frequenta l’Accademia San Fernando di Madrid; stringe amicizia con Federico Garcia Lorca ed il cineasta Luis Bunuel. La sua prima esposizione personale è del 1925 (Galleria Dalmau, Barcellona), mostra in occasione della quale Picasso e Miro’ iniziano ad interessarsi ai suoi lavori. Dalì viene inizialmente influenzato dal futurismo, poi dal cubismo(1925). Nell’aprile 1926 Dali’fa il suo primo viaggio a Parigi, dove fa visita a Picasso; vi ritornerà nel 1929, in occasione delle riprese del film di Bunuel “Un chien andalou” (dove Dalì è co-scenarista)sarà allora che Miro’ lo introduce nel gruppo surrealista. Dalì incontra André Breton e Gala, la sua futura compagna e musa (Gala era allora moglie di Paul Eluard). Aderisce al gruppo surrealista nel 1929. Dalì s’interessa allora alle teorie psicanalitiche di Freud e mette a punto il suo metodo “paranoico-critico”. In questo periodo dipinge degli spazi onirici e fantasmatici popolati da elementi simbolici :orologi molli, stampelle, animali fantastici, personaggi distorti. Dalì continuerà a partecipare alle manifestazioni e alle esposizioni surrealiste anche dopo la sua esclusione nel 1934. Dalì reinterpreta delle opere celebri, come l’Angelus di Millet, di cui fornisce diverse versioni. Dopo la guerra civile spagnola, s’impegna politicamente sostenendo Franco. Negli anni ’40 dichiara di volersi avvicinare alla realtà ritornando ad un’espressione pittorica piu’ classica, caratterizza comunque sempre le sue opere con la sua fantasia personale. I temi ricorrenti nell’opera dipinta dell’artista come nell’incisione sono la donna, il sesso, la religione, le battaglie. Dalì darà spettacolo durante il corso di tutta la sua carriera, mescolando arte e vita, mettendosi in vista in tutti i casi. Dopo dieci anni di sforzi, Dalì apre il proprio museo : nel 1974 ha luogo l’inaugurazione del Teatro Museo Dalì. L’ultima passione di Dali’ è la pittura stereoscopica (1975) e l’artista presentala sua prima opera i per-stereoscopica a New York nel 1978. Salvador Dali’ ama egli stesso definirsi“cannibale”, “maniaco megalomane” e “perverso polimorfo”. Muore a Barcellona (Spagna) nel 1989.

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Cristallini Sandro

Un archivio per l’infinito presente è quello che si stipa negli album di Sandro Cristallini, da oltre vent’anni testimone e custode vigile di frammenti di memoria locale (riminese, riccionese e non solo) ripresi in migliaia di scatti fotografici. Per Cristallini è necessario utilizzo estetico delle provinature dove si addensano decine di scatti che creano a loro volta geometrie per nuove texture. Un po’ autobiografia, un po’ raccolta di memorie,un diario persistente. Sicuramente una riflessione su un medium in transizione. Vestendo anche i panni della ricerca e dell’indagine tematica tra le diverse vie dei formalismi fotografici contemporanei, indugia sulle potenzialità illusionistiche e le ambiguità della natura in foto che si affiancano agli scatti dedicati agli eventi. Una dualità volutamente coltivata: alla cronologia degli incontri pubblici fa da contraltare l’immagine atemporale degli elementi naturali.Per virtuosa infallibilità lo sguardo della sua macchina fotografica si posa su segmenti di tempo e di luoghi, sui volti e gli accadimenti; uno sguardo vorace che si fa sistematico nel riprendere gli eventi e si rigenera in ogni istante per quella forza o potere che ha la fotografia di trasformare i momenti in documenti. In fondo ogni immagine non smette di ricordarci che siamo noi con le nostre storie a raccontare.

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Corpora Antonio

Antonio Corpora ( Tunisi, 1909 – Roma, 2004 ) frequenta l’Ecole des Beaux Arts, allievo di Gustave Moreau, nel 1929 si stabilisce a Firenze e frequenta le lezioni di Felice Carena all’Accademia di Belle Arti. Si reca a Parigi ed entra in contatto con le scuole post-impressioniste, cubiste e fauves. Nel 1939 tiene una personale a Milano ed entra in contatto con gli astrattisti Fontana, Reggiani e Soldato. Collabora con diverse riviste che trattano di pittura e letteratura. Dipinge opere figurative,paesaggi, nature morte e, a partire dal 1934, composizioni astratte in stile post-impressionista. Nel 1945 si stabilisce a Roma, collabora presso lo studio di Guttuso e partecipa al clima culturale ed artistico della città, frequentando pittori, poeti e registi. Nel 1948 è presente alla Biennale di Venezia e negli anni successivi, espone in diverse città, aggiudicandosi il Premio della Giovane Pittura, presso la Biennale di Venezia, a cui parteciperà anche nel 1956, 1960 e 1966. I suoi lavori vengono esposti in importanti musei nazionali ed internazionali. Negli anni Settanta esplora nuove tecniche, come quella informale della pittura murale e del dripping.

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Cesetti Giuseppe

Giuseppe Cesetti nasce a Tuscania nel 1902, figlio di agricoltori e attratto dai tesori e dalla profonda bellezza delle città italiane, a sedici anni, lascia la famiglia ed incomincia il suo peregrinare per l’intera penisola. Nel 1927 si trova a Como, dove espone per la prima volta. Si trasferisce poi a Firenze, dove collabora con la galleria “Solaria”, pubblicandovi alcuni disegni. Nel 1930 viene allestita alla Galleria Santa Trinità la sua prima mostra personale, che riscuote consensi generali.Importanti collezionisti e molti artisti tra i quali Libero Andreotti, Romano Romanelli, Ottone Rosai, Ugo Ojetti, incoraggiano la manifestazione acquistando dipinti. Ottone Rosai si lega a Cesetti con fraterna amicizia. Nel 1931 Cesetti è nominato assistente alla cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Si riuniscono attorno a lui molti giovani e nasce il movimento del Cavallino e nel 1934 partecipa alla Biennale di Venezia. Nel 1939 assume la cattedra di disegno al Liceo Artistico di Venezia, e nel 1941 viene nominato titolare della cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti della stessa città. Nel 1943 chiede di essere trasferito alla cattedra dell’Accademia di Belle Arti di Roma. In quel periodo fonda la Galleria del Secolo. Finitala guerra, viene nominato dai comitati di liberazione deputato provinciale di Viterbo. Assieme a Bonaventura Tecchi, anch’egli deputato a Viterbo, si dedica particolarmente alla rinascita del patrimonio storico della Tuscia danneggiato dai bombardamenti. Dal 1955 al 1958 risiede a Parigi dove dà inizio ad un suo importante periodo francese. Al ritorno in Italia riprende per breve tempola cattedra a Venezia. Nel 1961 la città di Viterbo allestisce nel Palazzo dei Priori una grande mostra antologica di Cesetti, con oltre 100 dipinti che vanno dal 1928 al 1961. Nel 1962 viene trasferito all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ma prima che abbia inizio l’anno scolastico, è nominato addetto culturale per le Arti Plastiche e Figurative presso l’Ambasciata d’Italia a Parigi.Alla fine del 1967 rientra in Italia e si stabilisce a Roma, facendo tuttavia frequenti soggiorni a Parigi nel suo atelier de la rue de Seine. Opere di Cesetti sono state esposte in numerosissime mostre, in Italia e all’estero, con i maggiori artisti italiani e stranieri, e si trovano nei musei e nelle collezioni private più importanti. Ha partecipato più volte con sale personali alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma. E’ stato critico dell’”Ambrosiano” e della “Gazzetta di Venezia”. Ha pubblicato libri di poesia, prosa e saggi critici. Muore a Tuscania il 19 dicembre 1990.

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Cascella Michele

Michele Cascella (Ortona 1892 – Milano 1989) è pittore di fiori e di paesaggi. Il suo tratto è veloce e sottile e le sue piacevoli vedute sono cariche di enfasi cromatica. Inizialmente realizza opere a pastello en plein air, successivamente si concentra sull’olio e lavora in studio. Figlio d’arte,apprende la tecnica dal padre Basilio, insieme al fratello Tommaso. Durante la prima guerra mondiale è chiamato alle armi e porta con se gli strumenti del mestiere e documenta coi pennelli la vita militare (alcune opere sono custodite al Museo del Rinascimento). Dopo la guerra si stabilisce a Milano e si dedica alla ceramica, alla litografia, all’acquarello e alla pittura a olio. Con una buona recensione di Carlo Carrà che apprezza la delicatezza e il primitivismo della sua pittura, ottiene un buon successo di pubblico e la stima della critica. Da questo momento espone in svariate città italiane e straniere (Londra, Parigi, Bruxelles). Oggi le sue opere sono custodite in numerosi musei in Italia (Milano, Torino, Roma, Pescara, Piacenza…) e all’estero (Bruxelles, Parigi, San Marino,Londra, Santa Clara – California…).

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Cantatore Domenico

Domenico Cantatore

Domenico Cantatore (Ruvo di Puglia, 1906 – Parigi, 1998). Comincia a dipingere nel 1924 a Milano, dove frequenta Carlo Carrà, e il gruppo dei pittori di “Corrente”. Sono tutti alla ricerca di un nuovo linguaggio artistico, in sintonia con le proprie inquietudini e con gli sviluppi dell’arte europea. Nella sua maturazione artistica resta fondamentale il soggiorno parigino fra il ‘32 e il ’34 che lo porta a diretto contatto con l’opera di Cèzanne, di Matisse, di Modigliani e di Picasso, da allora suoi punti di riferimento. Ma sono soprattutto i disegni e le puntesecche del periodo parigino a dargli coscienza dei propri mezzi e ad attirare sempre più l’attenzione dei critici. Nel 1950 la nomina a titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Brera. Pittore di esuberante espressività,raffinato disegnatore ed illustratore di libri, innesta la compattezza dei volumi mutuato da Cèzanne,il ‘realismo magico’ appreso da Carrà e l’eleganza della linea di Modigliani. A partire dagli anni‘50 la sua pittura acquista così una nuova ariosità e i suoi paesaggi diventano ‘blocchi di materia’soffusi di luce nella tradizione del paesaggismo lombardo. Muore a 92 anni a Parigi. Particolarmente note le sue odalische, dove aleggia la magia, le profuma di antico e le riempie di fascino.

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Calder Alexander

Calder Alexander è uno scultore e pittore americano (Filadelfia 1898-New York 1976), tra i più originali artisti contemporanei.A Parigi elaborò le sue prime costruzioni astratte. Le opere, pur evocando un mondo fiabesco di piante, insetti e animali sconosciuti, simboleggiano di fatto il dominio della fantasia sulle leggi fisiche. Laureato in ingegneria meccanica, si dedicò alla pittura, dal 1922,studiando all’Art student league di New York. A Parigi, nel 1926, costruì con arguta ironia oggetti semoventi, spesso ispirati alla vita del circo, e sculture in filo di ferro. Tra il 1926 e il 1930 scolpì anche una serie di figure in legno di notevole forza espressiva. Ancora a Parigi, dove trascorse lunghi periodi della sua vita, dal 1931 fu in stretto rapporto con Joan Miró e profondamente colpito dalle ricerche di Mondrian e di Arp. Aderì al gruppo Abstraction-Création ed elaborò in modi del tutto originali le sue prime costruzioni astratte. Nel 1932 espose i primi mobiles, lamine variamente foggiate e colorate che un ingegnoso sistema di sospensione mediante fili metallici fa muovere al minimo spostamento di aria. Ai mobiles affiancò la costruzione di sagome stabili (spesso le due strutture si ritrovano nella stessa scultura) e, tra il 1940 e il 1943, elaborò la serie delle Costellazioni e delle Torri, costruzioni di piccoli oggetti di legno collegati da fili di acciaio. Le sue sculture evocano nelle loro forme piante e animali con una sottile allusione al dominio della fantasia sulle leggi fisiche (grandi mobiles per il Palazzo dell’UNESCO a Parigi,1958, per l’aeroporto di Dallas,1968, ecc.). Alla leggerezza area dei mobiles, soprattutto dopo il 1950, Calder contrappose il formato sempre più gigantesco di stabiles, dai corpi opachi e dalle possenti arcature (I quattro elementi,Stoccolma,1961;Teodelapio, perSpoleto,1962;Il sole rosso, per le olimpiadi del Messico,1968, serie dei Crags and critters,1974, ecc.).

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Caffè Nino

Nino Caffè

Nino Caffè è nato ad Alfedena in Abruzzo nel 1909; compiuti gli studi elementari a L’Aquila, nel 1920 la sua famiglia si trasferisce ad Ancona, dove riceve le prime lezioni di pittura da Ludovico Spagnolini. Nel 1930 si trasferisce a Pesaro e s’inserisce nella vivace vita culturale e artistica della città, e conosce vari artisti locali ( Bruno Baratti, Werter Bettini, Ciro Cancelli, Alessandro Gallucci, Aldo Pagliacci, Achille Wildi). Già nel 1931 inizia ad esporre e nel 1938 partecipa alla Biennale di Venezia, nella quale ottiene un premio acquisto del Re Vittorio Emanuele III; nel 1935 si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Urbino dove poi, nel 1943 e 1944, insegnerà “figura”.Trascorre il periodo bellico a Urbino, ospite della famiglia Benedetti; è dalla loro casa, situata davanti al duomo, che vede transitare i primi pretini, motivo che caratterizzerà la sua futura pittura.La galleria Gianferrari di Milano, nel 1944, gli dedica un’ampia esposizione. Nel 1946, a Pesaro, ha una personale nella galleria della casa natale di Rossini. Inizia per lui il momento di vero successo:ha uno studio a Roma dove si appoggia alla galleria l’Obelisco, diretta da Gaspero del Corso e da Irene Brin, che proprio con una sua personale apre anche una sede a New York. Il Metropolitan Museum acquista una sua opera. Nel 1963 chiude lo studio romano e fa ritorno a Pesaro, pur continuando a collaborare con la galleria l’Obelisco. Altre gallerie , oltre a Gianferrari di Milano, la San Luca di Verona, il Vicolo di Genova, la Probibia di Palermo, la Zoot di La Spezia. Alla produzione di pittura alterna con altrettanto successo quella di incisione. La sua opera è apprezzata dai maggiori collezionisti europei e americani, consacrando il pittore “dei pretini” alla fama internazionale. Nino Caffè muore a Pesaro nel 1975

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